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Dei riti estivi, ora che il rientro dalle vacanze è un fatto, metabolizzato con nervosa indifferenza, cercherò di conservare la lettura mattutina di uno o due quotidiani. Un buon proposito che durerà lo spazio di una, forse due settimane. Ma in quelle settimane, lo prometto, io cercherò di strappare lembi di estate alle mie giornate. Mi sveglierò ancora prima di quanto il lavoro mi costringa a fare, e seduto sul divano, con un estivo succo d'arancia in mano (poi, lo so, riprenderò presto a bere caffelatte e a ingozzarmi di frollini), riassaporerò l'abitudine di frugare tra le pieghe di carta, cercando come prima cosa le pagine di cronaca nera.

Accade ogni estate, ma quest'anno più che mai ho avuto la sensazione che racchiusa nell'ostrica indolente della politica interna, sotto al velo degli affari esteri, si possa trovare la polpa del Paese: i racconti dei corrispondenti dai luoghi del massacro.
Per un intero mese, con le mani unte di crema solare, ho protetto il giornale dalle sferzate di un vento ingiusto che voleva impossessarsi della mia collezione di mattanze. Ed ecco, settembre, sono a casa, un mattino chiarissimo in questa estate fuori tempo massimo, il divano è una sdraio, e mi sembra davvero di trovarmi ancora sulla riva di una Puglia verde e azzurra...
Qualcuno dorme, qualcuno fissa ossessivo la propria auto al parcheggio, altri, seduti sul lettino e il cellulare tra le mani, si fotografano gli alluci e l'angolo di mare compreso tra le unghie delle dita minori. Mi è impossibile pensare che questo innocuo tappeto di carne cotta e coppie in crisi, tutto teso verso il riposino pomeridiano, possa davvero essere capace dell'odio che sbandiera da titoli e sottotitoli.

Facciamo il castello di sabbia...

La voce arriva al mio orecchio riluttante come la risacca. Sulla riva un trio di preadolescenti sotto farmaci da stress si divide palette, rastrelli, confezioni da sei di formine in plastica.

C'è anche un albino, tra loro. O è la protezione totale? Nonostante le spatolate di crema, chiazze di rosso come flash fotografici già mordono schiena e gambe. Si è appena ritrovato al centro di una disputa riguardo alla costruzione di una torre del castello. Gli altri due ce l'hanno con lui.

Mi adagio di nuovo sulla sdraio, il giornale aperto davanti alla faccia, e mi preparo al peggio, dunque al meglio. Inizio la lettura.
Durante la calura, Roma non è rimasta a sonnecchiare. Messia estivi respinti agli esami da Creatore decapitano colf nell'attesa di un giudizio universale previsto in zona Eur. «Mai un segno di squilibrio, prima della tragedia», recita l'occhiello. «Non era un tipo nervoso», aggiunge l'ignaro vicino di casa. Nella foto a bordo pagina, un cespo di microfoni e cellulari lo sommerge fino agli occhi mentre indica col braccio teso la finestra da cui probabilmente sono arrivate le prime inascoltate richieste d'aiuto della colf. Dov'è uno che ha trovato la forza di prendere un coltello da pane e iniziare a segare una testa?, mi chiedo.

Colpito da un suono secco, sollevo gli occhi dalla pagina. Com'era prevedibile, la costruzione del castello di sabbia ha preso un'altra piega. Con le maglie intrise d'acqua arrotolate intorno agli avambracci, appagati dai loro stessi lamenti, i bambini hanno preso a frustare le carni bianche e rosse del loro compagno, che un po' si sforza di ridere ma in realtà piange, corricchiando sull'acqua bassa. Nessuno interviene.
Torno alle mie faccende. Salendo lungo lo stivale, mi colpisce l'immagine di un corpo coperto da un lenzuolo chiazzato di sangue. A Pisa, «uccide la moglie e poi s'impicca». Erano le due del pomeriggio, i passanti non hanno sentito niente. Alle suppliche dell'uomo prima che trucidasse la sua compagna, nella volontà di essere fermato prima di compiere l'insano gesto, uno psichiatra aveva risposto diagnosticando «un banale tremore da PlayStation».

Sulla riva omertosa, si consuma intanto la tragedia di un assalto all'arma bianca ai danni dell'albino. Ma il piccolo sa reagire. Lo spettacolo feroce delle teste tirate sott'acqua dal bambino bianco latte mi distrae dall'eruzione violenza dei titoli, tra vegani con i bastoni che irrompono alla festa della salsiccia e pizzate pre-strage lungo le uscite della provinciale, tra professori di estetica fatti a pezzi e gettati nei secchioni e settantenni dati alle fiamme perché tiranni tra le mura domestiche. Ormai ho perso la concentrazione. L'ultima folata prima del tramonto strappa via dalle mie mani le pagine del quotidiano, mentre assisto rapito all'esito della faida da spiaggia. Sotto il cielo di fiamma, l'albino pare aver avuto la meglio. Un secchiello vuoto nella mano, festeggia sventolando lo scalpo di sabbia e capelli del più magrolino del gruppo, la vittoria della razza bianca sull'ignavia delle ferie al mare.

Piero Balzoni Script editor e sceneggiatore per la televisione italiana, è dottore di ricerca presso La Sapienza. Scrive racconti per antologie letterarie e riviste online. Ha pubblicato nel 2012 la raccolta Animali migratori (Edizioni La Gru, Padova) e Sappy - Racconti non autorizzati su Kurt Cobain (PopLibri, Padova). Sopravvive a Roma.

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