Da «TeleSette», settimana 23-29 luglio:


MEGA SHARK VS GIANT OCTOPUS: ore 21:15, CIELO
(di Jack Perez, con Lorenzo Lamas, Deborah Gibson, 85 min., azione, USA, 2009)
Le due gigantesche creature marine appaiono lungo la costa della California e si fanno la guerra (tra loro, ma ci vanno sempre di mezzo gli altri!) per ottenere la supremazia del mare. Sembra incredibile che sia stato fatto: Monster Movie Mega Trash, una vera Giant scemata.
(1 pallino!)

 Oppure:

CASOTTO: ore 21:00, IRIS
(di Sergio Citti, con Jodie Forster, Ugo Tognazzi, Michele Placido, 100 min., commedia, Italia, 1977)
Citti (caso unico di regista sottoproletario) ha, nell’idea della cabina sulla spiaggia libera di Ostia, dove tutti si spogliano, un colpo di genio poetico e pratico (risolvendo il problema del basso costo). Da un racconto di Vincenzo Cerami, un film pessimista e cattivo.
(3 pallini!)


Stai camminando… STO camminando.
Sto camminando sul cordolo del marciapiede come piace a me e tiro fuori dalla tasca posteriore dei jeans la copia arrotolata di «TeleSette» che ho appena portato via da casa dei miei nonni. Portato via di nascosto, che non vuol dire rubata, impossibile rubare qualcosa ai propri nonni, vuol dire… sottratta.
L’hai sottratta – l’ho sottratta! per nostalgia e per invidia.

La nostalgia è una cosa facile di cui tutti parlano, compresi nella loro sensibilità.
Qui si tratta della nostalgia di porzioni di pomeriggio sconfinanti nella sera, dal James Stewart su Rete 4 all’Almanacco del giorno dopo, immersi nelle sabbie mobili di un divano troppo morbido, tuo nonno – mio! mio nonno, seduto accanto a me: che profilo, che capelli, appena ondulati, lunghi da farlo sembrare più giovane dei suoi ottanta anni, fino a ieri ancora tutti neri, e mia nonna all’altro lato, bella e tesa, ma questi nasi perfetti, pure mia madre così, potevo ereditarne uno? La TV sempre accesa, a casa dei nonni, e la luce spenta fino alle venti per diktat nonnesco (sono tirchi, dicevano in famiglia), e al centro di quella dolce noia su cui mi lisciavo come un gatto pigro c’era «TeleSette», passatempo distratto da sfogliare, l’orecchio teso al doppiaggio stentoreo di un divo dell’età d’oro.

L’invidia è cosa ancor più facile, che nessuno confessa.
La mia invidia era per chi su «TeleSette» ci scriveva e ci scrive.
Non c’è dubbio che «TeleSette» rappresenti lo stato dell’arte del giornalismo, dell’unica forma libera di giornalismo rimasto, che risplende incastonata nei boxini delle sinossi/recensioni dei film settimanali.


Ancora da «TeleSette», settimana dal 23-29 luglio:

PIRANHA 3D: ore 21:15, CIELO
(di Alexandre Aja, con Elisabeth Shue, Adam Scott, J. O' Connell, 89 min., horror, USA, 2010)
Libero remake del film di Dante che elimina il retroterra politico e aggiunge gli effetti 3D. Una scossa sismica libera pesci carnivori preistorici che si avviano verso le coste turistiche durante le vacanze di Pasqua. Fanno strage di fricchettoni, lesbiche e ragazze impudiche.
(2 pallini!)


Il fatto è che su «TeleSette» c’è tutto. Ci sono le locandine miniaturizzate dei film. I dati filmografici. Ci sono i pallini, da uno a cinque. E quando i pallini sono cinque (una sola volta mi sono imbattuto in cinque pallini: era Il Padrino, parte II), si resta ipnotizzati dalle implicazioni grafiche della faccenda, con quell’interminabile teoria di puntini neri, quasi una sventagliata di mitra nel riquadro in basso a destra del boxino, e ci si commuove per il livello della prosa che dà conto della generosa valutazione. Una prosa che al di là del numero di pallini profusi mantiene sempre un elevato standard di icasticità, pulizia, concisa eleganza.

«TeleSette» è un compagno prezioso. Non solo per meriti artistici, ma perché capace di rivelarsi ogni volta una fonte di informazioni vitali per l’uomo di cultura. Il boxino di PIRANHA 3D, per dire, non solo ci svela che dopo Via da Las Vegas Elisabeth Shue non è morta, ma è viva e vegeta per vincere domani contro i piranha, ma grazie al solerte recensore scopriamo che Dante, tra una terzina e l’altra, già si cimentava nella nobile arte del cinematografo, a quanto pare riscontrando un certo successo con prodotti di sicuro taglio commerciale eppure non scevri di un «retroterra politico», perché diciamolo, di miscuglio alto/basso si è sempre parlato.

Proprio così, leggete tra le righe di «TeleSette» e non resterete mai delusi.

Ed è quello che faccio ora, mentre continuo a camminare. Le anticipazioni della nuova stagione di Velvet, l’intervista a Rita Dalla Chiesa (ci sono solo due interviste possibili, su «TeleSette»: a Rita Dalla Chiesa e a Filippo Magnini, che si alternano una settimana ciascuno per dar tempo a entrambi di trovare nuove cose da dire), la rubrica sugli animali abbandonati (Bianchina, gattina cieca a causa della crudeltà degli uomini, è pronta a dare tanto amore. Tu sei pronto a darle una casa?), Il Santo della settimana, i consigli per rassodare l’interno coscia, cinque modi per preparare le zucchine fredde e “aloe + yogurt greco, il mix dell’estate”. Poi ecco, sempre su CIELO, sempre alle 21:15, INTERNO DI UN CONVENTO, porno soft in costume talare più volte censurato, ritirato dalla circolazione ecc., ma il direttore del palinsesto di CIELO deve essere un guerriero della libertà d’espressione, e io vorrei tanto conoscerlo. Faccio in tempo a dare una scorsa agli annunci di locazioni di pregio a Porto Venere, a Sanremo e a Terracina, poi scivolo dal cordolo e rischio di rompermi la caviglia.
Mi fermo un attimo, a riflettere su «TeleSette»: dovrei riportarlo indietro. Mia nonna lo cercherà senz’altro, non trovandolo andrà su tutte le furie, se la prenderà con mio nonno, accusandolo di averlo perso o averne usato i fogli per pulire la lettiera del gatto.

Non posso permetterlo.

Lasciali in pace, i tuoi nonni. Lasciali tranquilli, in questi anni in cui non hanno ben capito che lavoro fai, ora che devi ripetere dieci volte «No, nonna, grazie» all’offerta di una coppa Malù (a volte c’è la “Romantica”, ma ormai accade di rado), ora che questa seconda persona singolare ti scappa e non la riprendi più, perché nonostante tutti i tuoi sforzi per ripeterti avanti-guarda-avanti-pensare-troppo-è-un-casino-devi-ripartire-hai-mille-cose-da-fare-stai-concentrato, sei proprio tu quello che si ostina a voler strappare un minuto alla ricerca di cose sempre uguali, come «TeleSette». Lo sfogli e dura un altro minuto l’illusione che sia rimasto uguale anche il resto, anche tua nonna e tuo nonno, anche tu. Ed è un minuto fatto di anni addietro, che ogni volta vale un ritorno. Che ti è preso, di provare a portartelo via.

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